POSTO LAVORO
Scoppia la polemica tra i giovani disoccupati di Brancaleone contro le affermazioni del Ministro dell’Interno Cancellieri la quale ha dichiarato che i giovani “preferiscono il posto di lavoro fisso vicino a mamma e papà”. Secondo loro è un’offesa oltremodo grave perché la rappresentante del Governo non solo non ha avuto la delicatezza di interpretare da “mamma di famiglia” il dramma che vivono i giovani in cerca di un lavoro, magari dopo aver conseguito un titolo di studio dopo tanti sacrifici, ma soprattutto di sottovalutare una piaga della società che col tempo si accentuerà sempre di più se non ci sarà un’inversione di tendenza da parte dei nostri governanti. “Non dimentichiamoci – afferma Pietro (nome di fantasia) un giovane in possesso di un diploma ad indirizzo professionale – che viviamo in una terra dove il tasso di disoccupazione è sceso sotto il livello di guardia sia per i mali atavici di cui soffre la nostra regione sia per la mancanza di piccole e medie imprese che bloccano gli investimenti degli imprenditori in quanto non rischiano di essere sottoposti ad ogni tipo di vessazione da parte della criminalità organizzata. Lo Stato – se c’è – rileva il giovane – dovrebbe preoccuparsi di intervenire con tempestività per stroncare ogni tipo di abuso e incentivare gli imprenditori, anche con agevolazioni fiscali, ad investire capitali per creare posti di lavoro”. Non è vero dicono i disoccupati che vogliamo restare attaccati alla “gonnella della mamma” al fine di avere un posto fisso di lavoro sotto casa e che per nulla al mondo si sentono “mammoni” in quanto hanno una capacità autonoma di capire ed agire. Nel nostro viaggio all’interno dell’universo giovanile si alza un’altra voce: “Mi vuole dire il ministro – afferma B.A che per ragioni di riservatezza desidera rimanere nell’anonimato – come fa a sopravvivere al nord Italia lontano dalla famiglia un giovane che con un salario di mille euro al mese deve provvedere a pagare la pigione, mangiare,vestirsi,affrontare spese di trasporto, lavanderia, luce, acqua ed imprevisti che non mancano mai nel corso del mese? E il desiderio di trascorre qualche sera in pizzeria con gli amici come la mettiamo dal momento in cui i soldi non bastano per arrivare a fine mese? Che mandi uno dei suoi figli (se è mamma) a fare questa esperienza, magari in uno dei paesini più sperduti dell’Aspromonte o della Sila”. Interviene un altro giovane disoccupato, anch’egli munito di diploma di istituto secondario di secondo grado, il quale dice:” Ho fatto un’esperienza di lavoro per qualche anno a Milano, ma alla fine non c’è l’ho fatta a restare. Il salario era basso e le spese erano di gran lunga superiori alle mie entrate. Si figuri che per poterle affrontare con dignità i miei genitori dovevano inviarmi del denaro (cinquecento euro al mese) per soddisfare tutte le esigenze. Dopo aver fatto un rapido calcolo sono arrivato nella determinazione che era più conveniente vivere a Brancaleone, facendo qualche lavoretto, e arrotondare lo stipendio con i soldi che mi danno mensilmente mamma e papà che vivere di stenti e sacrifici in un luogo lontano dagli affetti più cari. Fare sacrifici senza prospettive è da sciocchi. Ditelo alla ministra – conclude il suo sfogo il giovane disoccupato – che se questo è “mammismo” sono orgoglioso di interpretarlo alla lettera fino a quando non si intravedono sbocchi futuri”. Effettivamente non hanno tutti i torti i giovani disoccupati ad esternare il loro sfogo. Il problema esiste ed è grave e quindi bisognerebbe riformare il mercato del lavoro nella speranza che in un futuro non molto lontano si possono intravedere all’orizzonte nuovi scenari occupazionali. “Prima di parlare – urla un altro giovane il quale ci ha chiesto di scriverlo – bisogna usare il cervello e valutare le singole realtà perchè non si può fare di tutta l’erba, un fascio. Siamo stanchi di essere trattati come “bamboccioni o sfigati”.